AMERICA/HONDURAS - Tensione, morti in piazza e clima da colpo di Stato. I gruppi cristiani lanciano l’allarme

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Posted on: 12/16/17
Tegucigalpa – L’Honduras sembra tornato allo stato di conflitto sociale che seguì al colpo di stato del 28 giugno 2009, quando le forze di sicurezza proclamarono lo stato d’emergenza e coprifuoco, rendendosi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.
La nuova spirale di violenze che sembra sul punto di risucchiare il paese centro-americano si è innescata dopo le elezioni presidenziali del 26 novembre.Da quel momento, i pesanti sospetti di brogli impediscono di proclamare ufficialmente un risultato elettorale che sia riconosciuto da tutte le parti politiche.Mentre le manifestazioni di protesta e la repressione degli apparati militari sembra spingere il Paese verso la guerra civile.
Il magistrato presidente del Tribunale Supremo Elettorale , David Matamoros Batson, ha dichiarato di non potere dire chi abbia vinto le elezioni tra il presidente uscente Juan Orlando Hernandez e il candidato dell’opposizione Salvador Nasralla, almeno fino a quando non saranno risolte tutte le 126 contestazioni presentate alla segreteria generale del TSE in merito al processo elettorale.
Organizzazioni internazionali come Human Rights Watch, Amnesty International, l’Organizzazione degli Stati americani e quella dell’Unione europea, avevano chiesto al TSE maggiore trasparenza e un riconteggio dei voti. Nei primi giorni di dicembre i forti indizi di frode hanno provocato le prime manifestazioni di piazza, spingendo il governo a decretare il coprifuoco: Col passare dei giorni, tumulti violenti e saccheggi hanno portato a un’escalation della repressione da parte delle forze dell'ordine, giustifacata con la necessità di "proteggere le persone".
Anche i gruppi d'ispirazione cristiana si sono uniti per chiedere giustizia, trasparenza, pace e garanzia dei diritti umani. "Vogliamo lavorare per un Honduras libero, per la convivenza democratica. Vogliamo superare ogni forma di violenza e costruire un Honduras riconciliato attraverso il dialogo, per una pace autentica", si legge nel comunicato inviato a Fides dalla ONG "Asociación para la Solidaridad".
In tale contesto, la Conferenza episcopale dell'Honduras ha diffuso un comunicato rivolto alla comunità nazionale in cui ricorda a tutti gli honduregni che nessuno ha il “diritto di fallire nella costruzione dello Stato dell'Honduras e della sua democrazia".
L’Honduras è uno dei paesi più violenti al mondo, con un alto tasso di omicidi. Il rapporto “La crisi politica post elettorale ed il suo impatto sui diritti umani” del Comitato dei familiari dei detenuti desaparecidos dell’Honduras ha censito 118 manifestazioni fino al 5 dicembre, 38 delle quali represse con la forza. Una repressione che fino a quel momento ha fatto registrare almeno 14 morti e l’arresto di 844 persone.

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