ASIA/KAZAKHSTAN - Tra sviluppo economico e democrazia "a trazione anteriore"

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Posted on: 12/16/17
Astana - La Repubblica del Kazakhstan celebra oggi il 26esimo anniversario dalla proclamazione d’indipendenza dall’Unione Sovietica. Era, infatti, il 16 dicembre 1991, quando il paese intraprese ufficialmente il suo cammino di nazione autonoma: in ventisei anni l’economia kazaka è cresciuta costantemente, grazie soprattutto allo sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo, ma la realtà politica e il raggiungimento di una effettiva democrazia sono ancora da costruire.
“In Kazakhstan è lo stesso presidente Nursultan Nazarbayev a parlare non di democrazia, bensì di un processo di democratizzazione ancora in atto. D’altra parte, è impossibile pensare che nei paesi dell’Asia Centrale possa esservi un governo egualitario solo perché vengono formalmente rispettati parametri simili a quelli occidentali. Dopo 70 anni di regime comunista è difficile avere una grande tradizione politica o partitica”, spiega all’Agenzia Fides don Edoardo Canetta, per molti anni missionario in Kazakhstan. Don Canetta, oggi sacerdote della diocesi di Milano e docente presso la Biblioteca Ambrosiana, spiega ancora: “Definisco la democrazia in Asia centrale ‘a trazione anteriore’, caratterizzata cioè da leader politici con una connotazione piuttosto autoritaria; ma i leader, senza l’appoggio popolare, non hanno futuro. Sono convinto che, in qualche modo, Nazarbayev abbia il consenso del popolo, anche perché, in questo momento, non c’è un’alternativa che garantisca l’unità nazionale”.
Salito al potere nel 1991 e riconfermato ben quattro volte con elezioni definite “poco democratiche” dall’OSCE, il presidente Nazarbayev ha più volte dichiarato di governare secondo la formula "prima l’economia e poi la politica". Fatta eccezione per alcuni periodi di crisi, l’economia kazaka si consolida anno dopo anno: secondo recenti dati della Banca Mondiale, nei primi nove mesi del 2017 il PIL reale è cresciuto del 4,3% su base annua, rispetto allo 0,4% nello stesso periodo del 2016. L’obiettivo, come riportato nel documento del programma ‘Kazakhstan Strategy 2050’, è quello di condurre lo stato “tra i trenta paesi più sviluppati al mondo” entro la metà del secolo.
Ma, a dispetto dell’enorme progresso che ha investito i grandi centri come la capitale Astana, la realtà delle periferie risulta ben diversa: spesso, per esempio, mancano servizi essenziali come l’acqua o l’elettricità e vi sono ampi strati di popolazione bisognosi. È soprattutto a queste fasce che vengono rivolti, senza distinzione di religione o etnia, gli aiuti della Caritas Kazakhstan e dell’intera comunità cristiana. I cattolici in territorio kazako sono circa 150mila, meno dell'1% di una popolazione che è al 67,8% musulmana.

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