ASIA/LIBANO - Summit interreligioso di Bkerké: Trump su Gerusalemme offende tre miliardi di credenti

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Posted on: 12/16/17
Bkerkè - La decisione del Presidente degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele è “fondata su calcoli politici particolari” e rappresenta “una provocazione per tre miliardi di credenti”, “che offende profondamente la loro fede”. Così si legge nella dichiarazione diffusa al termine del summit inter-religioso convocato giovedì 14 dicembre nella sede patriarcale di Bkerké dal Patriarca maronita Bechara Boutros Rai per esprimere una posizione comune riguardo alla questione di Gerusalemme e alle nuove tensioni scatenatesi intorno alla Città Santa dopo che l'Amministrazione Trump ha reso operativa la decisione di trasferire lì l'ambasciata USA in Israele. Gerusalemme – si legge nella dichiarazione - “non è una città come le altre”. Essa “è piena di Luoghi Santi delle tre religioni monoteistiche, come il Santo Sepolcro e la Moschea di al Aqsa”. Riconoscendo questo fatto, “tutti i Paesi del mondo si sono impegnati a rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite, che considerano Gerusalemme e il resto della West Bank come territorio occupato” e “si sono astenuti dal creare ambasciate nella Gerusalemme occupata”. Anche
gli Stati Uniti “hanno condiviso questo impegno con la comunità internazionale fino a quando il Presidente Trump non lo ha violato la decisione disastrosa del 6 dicembre 2017”. Una decisione che, oltre a violare la legalità internazionale, “danneggia e contraddice il significato spirituale di Gerusalemme”. Il testo pubblicato dai capi religiosi che hanno partecipato al summit ribadisce il sostegno al popolo palestinese, e in particolare ai palestinesi che vivono a Gerusalemme, esprimendo apprezzamento per loro volontà di resistenza anche davanti ai tentativi di modificare il profilo religioso e multietnico della Città Santa. La dichiarazione chiede ai leader arabi e a quelli degli altri Paesi di fare pressione sull'Amministrazione Trump affinchè la disposizione relativa a Gerusalemme sia ritirata. E fanno appello anche al popolo statunitense e alle sue organizzazioni sociali e religiose, affinché manifestino il loro allarme per una decisione che rischia di scatenare nuove spirali di violenza. I leader religiosi che hanno sottoscritto la “dichiarazione di Bkerké”esprimono anche il proprio sostegno alla richiesta presentata dal Presidente libanese Michel Aoun all'ONU affinché il Libano sia riconosciuto come “centro internazionale” del dialogo tra le religioni e le culture. Tutte le principali comunità religiose presenti in Libano hanno aderito alla convocazione del Patriarca Rai: al “summit” di Bkerkè hanno partecipato, tra gli altri, il Gran Mufti sunnita Abdellatif Daryan, lo sheikh Abdul Amir Kabalan in rappresentanza dei musulmani sciiti, il Catholicos armeno apostolico Aram I, il Patriarca siro Ortodosso Ignatius Aphrem II, il rappresentante dei drusi al -Aql Naim Hassan, il Patriarca siro cattolico Ignatius Youssif III Younan, il Patriarca cattolico greco-melkita Youssef Absi.
Nella giornata di giovedì 14 dicembre, il ministro degli esteri libanese Gebran Bassil ha annunciato di aver sottoposto al governo libanese la proposta di stabilire a Gerusalemme Est l'ambasciata del Libano presso lo Stato di Palestina. .

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